Danno da perdita parentale nei sinistri stradali

sia a livello penale che civile

Lo Studio legale Crapanzano assiste la propria clientela nel delicato campo dei sinistri stradali mortali, nei quali si è registrata la perdita di un familiare e/o di una persona comunque legata alla sfera affettiva.

Al fine di garantire il massimo risultato in termini risarcitori in questa delicata materia, siamo affiancati dai più rinomati consulenti nell’ambito medico legale, nonché da periti con precisa esperienza nella ricostruzione tecnica dei sinistri.

All’erede della vittima di un incidente stradale spetta il risarcimento del danno biologico terminale e di quello morale catastrofale ed a seconda dei casi del danno tanatologico.

La nostra assistenza legale in questo campo, si articola sia a livello penale, che civile; seguendo passo dopo passo gli eredi sino al raggiungimento del risarcimento.

Il danno da perdita del rapporto parentale viene a configurarsi come un danno di natura non patrimoniale, che un soggetto subisce in conseguenza dell’attività illecita posta in essere da un terzo ai danni di altra persona legata alla prima da un rapporto di natura familiare e/o affettiva.

I congiunti, quali vittime secondarie, hanno innanzitutto diritto al risarcimento:

1. del danno patrimoniale iure proprio: consiste nella perdita delle utilità economiche di cui i prossimi congiunti beneficiavano e di cui, presumibilmente, avrebbero continuato a godere in futuro;

2. del danno biologico iure proprio: tale danno ricorre qualora le sofferenze causate dalla perdita del prossimo congiunto hanno determinato una loro lesione dell’integrità psicofisica;

3. del danno esistenziale iure proprio: trattasi della lesione grave e irreparabile del legame familiare costituzionalmente tutelato.

Le Sezioni Unite hanno specificato che i danni non patrimoniali risarcibili alla vittima, trasmissibili "jure hereditatis", possono distinguersi in: "danno biologico" (cd. "danno terminale") ovvero la lesione al bene salute quale danno-conseguenza, consistente nei postumi invalidanti che hanno caratterizzato la durata concreta del periodo di vita del danneggiato dal momento della lesione fino al decesso. Pertanto, l'accertamento del danno-conseguenza presuppone che gli effetti pregiudizievoli si siano effettivamente prodotti, richiedendo a tal fine che, tra l'evento lesivo ed il momento del decesso sia intercorso un "apprezzabile lasso temporale”.

Infine, in relazione al cd. "danno tanatologico", cioè il danno consistente nella "perdita del bene-vita", le Sezioni Unite hanno precisato che esso non è rimborsabile se il decesso si verifica immediatamente o dopo brevissimo tempo, dalle lesioni personali; in tal caso, deve escludersi la risarcibilità "iure hereditatis" di tale pregiudizio, in ragione dell'assenza del soggetto al quale sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio possa essere acquisito il credito risarcitorio, ovvero nel caso del decesso dopo un esiguo lasso temporale, della mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo.

Il risarcimento del danno da perdita parentale va concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima. A tal fine, occorre fare riferimento alla titolarità di una situazione qualificata dal contatto con il danneggiato primario. Il danno da perdita parentale sarà senz’altro configurabile, ad esempio, tra genitori e figli, tra fratelli, tra nonni e nipoti particolarmente vicini. Al contempo occorre tenere presente che i rapporti familiari di sangue costituiscono solo un punto di partenza per l’individuazione delle vittime secondarie.

Sul punto la Cassazione ha riconosciuto un danno non patrimoniale anche in favore della fidanzata non convivente del de cuius.